Google etichetta le ads create con AI: cosa cambia per le tue campagne Google e Meta

Dal 9 luglio 2026, gli utenti di Google possono vedere se un annuncio è stato creato o modificato con l’intelligenza artificiale. Non è un aggiornamento tecnico di secondo piano: è il primo passo verso un sistema in cui la trasparenza sull’uso dell’AI negli annunci diventa pubblica e accessibile a tutti.

Questa novità riguarda direttamente chiunque gestisca campagne Google Ads o Meta Ads. E pone una domanda concreta: se il tuo cliente sa che il tuo annuncio è stato generato con l’AI, cambia qualcosa nel modo in cui ti percepisce?

La risposta non è tecnica. È una questione di fiducia, e dipende da come hai costruito il tuo brand fino a oggi.


Cosa ha annunciato Google il 9 luglio 2026 e perché non è solo una questione tecnica

Google ha introdotto una nuova sezione chiamata “How this ad was made” all’interno del pannello My Ad Center. Questo pannello è già accessibile da qualche anno: permette agli utenti di vedere informazioni sugli annunci che compaiono durante la navigazione, segnalare quelli fuori luogo o regolare le preferenze pubblicitarie.

Con l’aggiornamento del 9 luglio 2026, My Ad Center mostra ora anche se un annuncio è stato creato o modificato tramite strumenti di intelligenza artificiale. La funzione è disponibile a livello globale, per tutti gli utenti.

In parallelo, Meta ha aggiunto un’etichetta chiamata “AI information” nel proprio pannello “About this ad”, con una logica simile: dare all’utente informazioni su come è stato prodotto l’annuncio che sta vedendo.

Queste due mosse non sono casuali e non arrivano in anticipo rispetto ai tempi. Sono la risposta di due piattaforme alle crescenti richieste di trasparenza sull’uso dell’AI nei contenuti pubblicitari, spinte sia dalla pressione normativa europea sia dalla crescente diffidenza degli utenti verso i contenuti generati automaticamente.

Il punto che spesso viene trascurato: questa non è una scelta delle aziende che fanno pubblicità. È imposta dalle piattaforme. Chi usa strumenti AI per creare creatività o testi pubblicitari sarà identificato come tale, indipendentemente da quanto ritenga il proprio annuncio autentico o strategicamente solido.

Perché questo cambiamento arriva adesso

Negli ultimi due anni, la produzione di annunci con strumenti AI è aumentata in modo significativo. Testi, immagini, video brevi: molte campagne usano AI in uno o più passaggi della creazione. Le piattaforme si sono trovate nella posizione di dover gestire un volume di contenuti artificiali sempre più alto, con il rischio di erodere la fiducia degli utenti nell’intero ecosistema pubblicitario.

La trasparenza forzata è la loro risposta. Non vietano l’AI, ma la rendono visibile.


Come funziona l’etichetta AI in pratica: cosa vede l’utente quando guarda il tuo annuncio

Per capire l’impatto di questa novità, è utile capire cosa accade concretamente dal lato dell’utente.

Quando un utente vede un annuncio su Google e vuole saperne di più, può aprire il pannello My Ad Center cliccando sui tre puntini o sull’icona “i” che compare sull’annuncio. Fino al 9 luglio 2026, trovava informazioni sull’inserzionista e sul perché quell’annuncio gli era stato mostrato. Da oggi trova anche la sezione “How this ad was made”, che indica se l’annuncio o parte di esso è stato prodotto con l’intelligenza artificiale.

Su Meta, il percorso è analogo: l’utente clicca sui tre puntini in alto a destra dell’inserzione e accede alla sezione “About this ad”, dove ora compare l’etichetta “AI information”.

Cosa viene segnalato e cosa no

Non tutti gli usi dell’AI attivano l’etichetta allo stesso modo. Ecco una distinzione utile basata sulle informazioni disponibili:

Tipo di utilizzo AIVisibile nell’etichetta?Note
Generazione del testo dell’annuncio tramite AISe la piattaforma rileva o riceve questa informazione dall’inserzionista
Immagini o video generati con AIIncluse le immagini modificate o migliorate con AI
Ottimizzazione automatica delle offerte (bidding)NoRiguarda la distribuzione, non la creazione del contenuto
Suggerimenti AI accettati dall’inserzionistaDipende dalla piattaformaGoogle sta affinando i criteri di rilevamento

La distinzione rilevante è tra AI usata per creare il contenuto visibile (testo, immagini, video) e AI usata per gestire la distribuzione tecnica della campagna. La seconda non è oggetto di etichettatura, almeno per ora.


Cosa cambia per chi gestisce campagne: rischi, opportunità e priorità operative

Se gestisci campagne pubblicitarie, questa novità modifica lo scenario in due modi: introduce un rischio reputazionale per chi usa l’AI senza una strategia alle spalle, e apre uno spazio di vantaggio per chi sa comunicare con autenticità.

Se usi strumenti AI per creare le creatività: cosa fare subito per non perdere fiducia

Usare l’AI per accelerare la produzione di annunci non è un problema in sé. Il problema è usarla come sostituto del pensiero strategico e della voce del brand.

Un annuncio generato interamente da un’AI, senza revisione critica né adattamento alla specifica audience, era già prima una scelta rischiosa. Ora quella scelta diventa visibile. L’utente può sapere che quell’annuncio non è stato scritto da una persona che conosce il suo problema.

Queste sono le priorità operative concrete se stai usando AI nelle tue campagne:

  • Verifica cosa segnali alle piattaforme: alcune piattaforme raccolgono automaticamente informazioni sugli strumenti usati nella creazione. Sapere quali dati vengono trasmessi ti permette di gestire la comunicazione con consapevolezza.
  • Distingui AI come strumento da AI come strategia: se l’AI genera le varianti di testo ma la struttura dell’offerta, il tono e il posizionamento vengono definiti da te o dal tuo team, l’annuncio ha ancora una firma umana riconoscibile.
  • Non nascondere l’uso dell’AI se ti viene chiesto: la trasparenza dichiarata è meno dannosa della trasparenza scoperta. Un’azienda che dice “usiamo AI per essere più rapidi, ma ogni contenuto passa per la nostra revisione” comunica responsabilità, non pigrizia.
  • Controlla che il brand sia riconoscibile anche nell’annuncio: tono, valori, modo di parlare al cliente. Se togli il logo e l’annuncio potrebbe appartenere a qualsiasi competitor, è un segnale che l’AI ha preso troppo spazio.

Come la trasparenza forzata può diventare un vantaggio competitivo per chi comunica con autenticità

L’etichetta AI non penalizza chi usa l’AI. Penalizza chi usa l’AI male.

Se hai costruito nel tempo un brand riconoscibile, un tono di comunicazione coerente e un rapporto di fiducia con il tuo pubblico, l’etichetta “questo annuncio è stato creato con AI” non sposta nulla. L’utente ha già abbastanza elementi per valutarti.

Se invece il tuo brand è ancora fragile, sconosciuto o percepito come generico, l’etichetta AI aggiunge un ulteriore strato di distanza. L’utente non ha motivi per fidarsi di te, e ora sa anche che il tuo messaggio è stato generato automaticamente.

Questo è il motivo per cui la novità di Google del 9 luglio 2026 premia chi ha già investito in brand, qualità dei contenuti e autenticità nella comunicazione. Non perché l’AI sia sbagliata, ma perché la fiducia si costruisce prima che arrivi l’etichetta.

Alcune azioni concrete per trasformare la trasparenza in vantaggio:

  • Comunica proattivamente il tuo approccio all’AI: una nota sul sito, un post, una risposta pubblica alle domande dei clienti. Le aziende che spiegano come usano l’AI prima di essere costrette a farlo appaiono più affidabili di quelle che lo fanno solo perché un’etichetta le espone.
  • Usa l’AI per scalare i contenuti, non per sostituire la voce del brand: più varianti dello stesso annuncio, test su segmenti diversi, adattamenti per canali differenti. L’AI accelera, ma il contenuto originale deve venire da una comprensione reale del cliente.
  • Investi nella qualità dei contenuti organici: articoli, video, post che mostrano la tua competenza e il tuo modo di pensare. Questi contenuti non portano etichette AI, e costruiscono il contesto in cui i tuoi annunci vengono valutati.


La domanda che dovresti porti adesso

Se il tuo cliente vede che il tuo annuncio è stato creato con l’AI, come reagisce?

Se la risposta è “non cambia nulla, mi conosce e si fida di me”, hai già fatto il lavoro giusto. L’etichetta AI è un dettaglio tecnico su uno sfondo di fiducia costruita nel tempo.

Se la risposta è “non lo so” o “potrebbe essere un problema”, questo è il momento per fare una valutazione onesta della tua comunicazione. Non dell’AI che usi, ma di quanto il tuo brand sia davvero riconoscibile e presente nella mente di chi ti segue.

In Trexya usiamo strumenti AI nella gestione delle campagne con un principio preciso: l’AI accelera la produzione, non sostituisce il giudizio strategico né l’autenticità del brand. La novità del 9 luglio non ci sorprende. Era la direzione verso cui si stava andando.

Quello che cambia, per tutti, è che da oggi quella direzione è visibile anche agli utenti.