Introduzione
In tutti gli articoli che ho scritto ho sempre cercato di evidenziare, a volte esplicitamente ed altre in maniera più velata, quanto sia importante il monitoraggio delle nostre attività di marketing allo scopo di ottimizzare i nostri investimenti e massimizzare il ROI (return of investment).
Tra i vari aspetti che dobbiamo prendere in considerazione nelle nostre analisi nel 2025, ce n’è uno di notevole importanza qualsiasi sia il settore in cui opera il nostro sito: l’esperienza utente (UX).
E’ chiaro che le nostre attività renderanno tanto meglio quanto più l’esperienza utente sarà fluida e priva di intoppi oltre che, ovviamente, soddisfacente dal punto di vista dei contenuti.
Partiamo dunque dal presupposto che i contenuti presenti nel nostro sito siano esattamente quelli che l’utente si aspetta di trovare provenendo da una ricerca su web piuttosto che da un click su un banner.
Una volta dunque che siamo riusciti a portare l’utente sul nostro sito, dobbiamo fare in modo che arrivi ad effettuare l’azione voluta (compilazione di un form, acquisto, scaricamento di un file, ecc…) nella maniera più semplice e rapida possibile.
Che parametri si analizzano oggi per valutare l’esperienza utente?
Con il passaggio definitivo a Google Analytics 4 (GA4), il modo di misurare l’interesse degli utenti è cambiato. Andiamo a vedere quali sono i parametri moderni più importanti da analizzare.
Tasso di Coinvolgimento (ex Frequenza di Rimbalzo)
- Dimenticate la vecchia “Frequenza di rimbalzo” che penalizzava ingiustamente i siti monopagina. Oggi in GA4 parliamo di Tasso di Coinvolgimento (Engagement Rate).
- Una sessione è considerata “con coinvolgimento” se dura più di 10 secondi, se ha generato una conversione o se l’utente ha visto almeno 2 pagine.
- Se avete un sito One Page, il vecchio Analytics vi dava un rimbalzo del 100%. Oggi, se l’utente scorre la pagina per 20 secondi, GA4 vi dirà che l’utente è coinvolto. Questo è un parametro molto più affidabile per valutare la reale qualità della visita.
Visualizzazioni per sessione
Questo parametro indica il numero medio di schermate visualizzate dagli utenti. Va letto nel contesto: un e-commerce dovrebbe avere molte pagine per sessione (catalogo, prodotto, carrello), mentre un blog potrebbe averne meno se l’articolo è esaustivo.
Tempo di coinvolgimento medio
A differenza della vecchia “Durata sessione”, il Tempo di coinvolgimento medio di GA4 calcola solo il tempo in cui la pagina è effettivamente in primo piano sullo schermo dell’utente (escludendo quando l’utente ha il sito aperto in un’altra scheda ma sta guardando Facebook). È un indicatore di verità assoluta sull’interesse reale.
Tasso di conversione dell’utente
Questo parametro è il “Re” degli indicatori. Indica la percentuale di utenti che hanno completato un Evento Chiave (quelli che prima chiamavamo Obiettivi).
Posso avere un ottimo tempo di permanenza, ma se il tasso di conversione è basso, c’è un problema tecnico o di UX. Immaginate un pulsante “Acquista” che non funziona da mobile: l’utente prova a cliccare, perde tempo (alzando le metriche di tempo), ma non compra. I dati comportamentali sembrano buoni, ma il business piange.
L’analisi per dispositivi e browser nel 2025
Tutti i parametri elencati precedentemente ci permettono di capire se siamo in presenza di problemi nel flusso di navigazione. Se i dati ci indicano anomalie, dobbiamo segmentare.
In un panorama frammentato tra smartphone pieghevoli, tablet e desktop, analizzare i dati segmentati è vitale. Le dimensioni chiave restano:
- Categoria dispositivo (desktop, mobile, tablet)
- Browser (Chrome, Safari, Edge, ecc…)
- Sistema operativo (Windows, iOS 18, Android 15, ecc…)
- Risoluzione dello schermo
In GA4, lo strumento principe per queste analisi è il report “Dettagli Tecnologia” (sotto la voce Tecnologia) unito alle “Comparazioni”.
Caso Studio Pratico
Ipotizziamo di analizzare un sito dove l’obiettivo è la compilazione di un form. Notiamo un calo delle conversioni. Come procediamo con i nuovi strumenti?
Accediamo al report Report > Tecnologia > Dettagli Tecnologia. Qui possiamo vedere il tasso di conversione (o il numero di eventi chiave) spaccato per Browser.
Immaginiamo di notare che il tasso di conversione su Chrome è al 4%, mentre su Safari (iPhone) è allo 0,5%. Abbiamo un indiziato.
Per approfondire, usiamo lo strumento “Confronti” di GA4 (l’icona in alto a destra nei report). Creiamo un filtro per includere solo “Categoria dispositivo = mobile”.
Analizzando il grafico temporale, potremmo scoprire che il calo su mobile coincide esattamente con l’ultimo aggiornamento del sito o del sistema operativo iOS.
Magari scopriamo che per una specifica risoluzione (es. 390×844 px, tipica di alcuni iPhone moderni) il pulsante di invio del form finisce fuori schermo o viene coperto da un banner dei cookie mal configurato.
Come risolvere?
Una volta isolato il problema (es. Safari Mobile + Risoluzione specifica), passiamo all’azione pratica:
- Utilizziamo gli Strumenti per sviluppatori di Chrome (tasto F12) simulando la risoluzione incriminata.
- Ancora meglio: testiamo con un dispositivo fisico reale. Le emulazioni non mostrano sempre comportamenti specifici come la barra degli indirizzi dinamica di Safari o la tastiera virtuale che copre i campi.
In un caso reale recente, abbiamo scoperto che un pop-up promozionale era impossibile da chiudere su schermi piccoli, bloccando di fatto la navigazione. Risolto quel bug CSS, il tasso di conversione è tornato a salire.
Cosa abbiamo imparato?
La lezione è semplice: i dati medi mentono. Dire “il sito converte meno” non serve a nulla. Dire “il sito converte meno da mobile su iOS” è l’inizio della soluzione.
Non fermatevi alla superficie. Usate GA4 per scavare nei dettagli tecnici e testate, testate, testate.